Una giornata memorabile a San Siro

Tifocronaca di Inter-Udinese 2-1 30 marzo 2025

Giornata di sole splendido a Milano, finalmente l’Inter gioca di pomeriggio, tanto che i tifosi in trasferta dell’Udinese espongono uno striscione ironico, “ah.. ma si gioca ancora la domenica”, perchè la gente è stanca delle partite al venerdì sera, al lunedì sera e chi più ne ha ne metta. Si parla tanto di portare i bambini allo stadio, si fa una martellante, vuota e banale retorica sul razzismo, riducendo quella che un tempo era una giusta battaglia a slogan e caccia alle streghe, ma poi non si pensa a queste cose.

Quella contro i friulani è stata una partita che da una passeggiata sulla spiaggia si è trasformata nel finale in una scalata del Monte Rosa. Il popolo interista come sempre ha risposto presente in settantamila scatenandosi in un’onda d’urto di decibel ed esplodendo di gioia al fischio finale. Ma andiamo con ordine. Si comincia con venti minuti di sciopero della curva Nord contro le restrizioni che vietano gli striscioni e quelle bandiere con i simboli dei vari gruppi. Al netto delle inchieste giudiziare sono divieti insensati perchè vanno a colpire gli aspetti sani del tifo, ma la protesta è anche contro il caro-biglietti, il quale però ad onor del vero esiste da 30 anni. Perchè accorgesene solo ora? Nei venti minuti di sciopero il resto del pubblico invero prova a fare le veci del tifo organizzato con cori spontanei, ma al ventesimo l'”ingresso” in campo del secondo anello verde è un po’ come se entrasse sul terreno Gigi Riva, un rombo di tuono. Da adesso possono sventolare anche le bandiere, ma come detto solo quelle senza simboli dei gruppi. I circa 700 tifosi dell’Udinese giunti in piccionaia dietro lo striscione “Teddy Boys” e l’immagine del loro storico idolo Zico non si sentono più, troppo forte il tifo incessante dei supporters di casa, seguito da tutto lo stadio. Il vecchio Meazza è baciato dal sole e si rispecchia nella sua bellezza, con tanti turisti che filmano e fanno fotografie, ma denota tutta la sua età nella scarsezza di punti di ristoro, con più di 20 minuti di coda nell’intervallo per abbeverarsi facendo perdere a tanti l’inizio del secondo tempo; le balaustre che occludono la vista del campo a molti presenti, le ripide scalinate per accedere agli anelli superiori che di fatto limitano l’accesso a chi ha problemi di mobilità, tutte cose che ne fanno un’arena non al passo coi tempi di una grande città internazionale. In campo i giocatori arringano la folla che risponde, a turno Frattesi, Arnautovic, Acerbi e Pavard chiedono sbracciandosi il sostegno dagli spalti i quali rispondono compatti, ma il più agonistico è Inzaghi, tanto da essere espulso nel finale. Lo spirito dell’ex calciatore lo porta a entrare in campo, il ridicolo recintino chiamato area tecnica sta stretto al leone in panchina. Il burocrate col fischietto lo caccia, ma questa volta il nostro Mister ha esagerato, lo sa e con la consueta signorilità lo ammette nel post-partita. Il ritorno a piedi è come sempre una traversata in un quartiere degradato ostaggio della criminalità che invece uno stadio di proprietà dei club vivo sette giorni su sette e aperto alla cittadinanza con varie attività e spazi, riqualificherebbe una zona di Milano tanto sofferente, dove i deboli, i singoli e le famiglie sono oppressi dai prepotenti. Il prossimo appuntamento per me sarà contro il Bayern Monaco, 120 euro per un terzo anello, ma la propaganda nostalgica e tendenziosa ti dice che sarà il nuovo stadio ad essere solo per ricchi. Beato chi ci crede. Cari amici, per oggi è tutto, The two stars in the night sky ci daranno altre soddisfazioni, alla prossima!