I paradossi del calcio contemporaneo

Cos’è il fair play finanziario, perchè non funziona

Ma cos’è veramente il fair play finanziario? Fair play vuol dire gioco corretto, giusto, leale e tutto ciò fa rima con equità, uguaglianza. Negli organismi dell’Uefa che hanno istituito queste regole economiche c’è quindi un fine, una finalità morale e quando si perseguono fini “superiori” e finalità morali spesso si finisce con il perseguirne altri o addirittura il suo opposto o contrario, si chiama eterogenesi dei fini

modella con terza maglia Inter
Margherita Pasca posa per il fotografo Pacello

Ma vediamo cos’è successo, all’Uefa hanno valutato che ci fossero troppe disparità nel calcio tra le squadre ricche e le squadre meno ricche, allora cos’hanno fatto? Hanno deciso che ogni squadra non poteva spendere più di quanto ricavava. La prima eterogenesi dei fini è quella di fatto di aver costituito delle squadre di calcio che sono ormai solo delle aziende a fini di lucro, abolendo il mecenatismo e andando a colpire di fatto la libertà individuale di un ricco possidente di spendere senza fini di lucro i propri soldi per la gioia, la fama di vincere una competizione sportiva e “regalare” ai propri tifosi un successo. Se invece puoi spendere solo quello che ricavi è chiaro che non saranno le società meno ricche a beneficiarne ma anzi le più ricche, o meglio quelle più grosse, quelle con più tifosi-clienti e capacità di marketing. Non si persegue così l’equità e la giustizia ma la dittatura della maggioranza, l’aziendalizzazione dello sport e si aumenta il divario tra squadre ricche e povere.

targhe stadio san siro
Targhe commemorative a san siro

Non sarebbe stato meglio premiare il merito sportivo invece che quello economico? Oppure fare come in America, l’ultima classificata ha diritto di acquisire le prestazioni sportive del miglior giovane neoprofessionista in circolazione. D’altra parte il merito sportivo dai criteri Uefa viene premiato in maniera bizzarra e sempre meno. Secondo quanto ci risulta ogni partecipante alla Champions League riceve una quota di partenza uguale per tutti, quindi arrivare primi nel proprio campionato o quarti in fondo non cambia nulla. La differenza tra la vincente della Champions e la finalista è di appena quattro milioni, per cui sul piano economico si potrebbe dire che la finale e il titolo stesso perdono valore. I soldi che vengono elargiti per le partecipanti all’Europa league sono pochissimi rispetto a quelle della Champions, di fatto sminuendo la competizione minore e punendo i ceti medi del calcio.

In via solutiva, tutte queste regole cos’hanno prodotto? Perdita di valore dei campionati nazionali, per non parlare dell’abolizione della Coppa delle coppe, che ha ridotto le coppe nazionali ad un orpello inutile, aumento del divario tra ricchi e poveri, trasformazione dei club sempre più in aziende, titoli sportivi che perdono valore economico, perchè come abbiamo visto arrivare primi o secondi nel campionato nazionale sul piano economico non cambia nulla, arrivare primi o secondi in Champions non cambia quasi nulla. E poi l’Uefa si lamenta se i club più nobili vogliono farsi il loro supercampionato europeo?

Abbiamo tralasciato infine il trucchetto di molti club, farsi delle autosponsorizzazioni per mascherarle da ricavi e immettere internamente soldi nel club. Ci interessava qui sottolineare i paradossi di chi persegue la giustizia di fatto ottenendo effetti opposti e di come si è scelto uno sdrucciolevole terreno economico per premiare i virtuosi, anzichè più semplicemente quello sportivo.